Descrizione
La famiglia Carmignano, feudataria dai tempi di re Manfredi occupò importanti uffici sotto i re angioini. Decorata dei titoli di principi di Massafra, marchese di Acquaviva e Fornelli, ereditò dalla famiglia Capace Scondito il titolo di duca da premettere al cognome. Fu iscritta nel libro d'oro della nobiltà del regno del sedile di Montagna. Carmignano, principi di Massafra, marchesi d'Acquaviva e Fornelli, duchi dalla famiglia Capace Scondito. (sec. XIII-) L'antica ed illustre famiglia Carmignano, Carmignani o Carmignana fu aggregata al Patriziato napoletano del Seggio di Montagna e, dopo l'abolizione dei Sedili (1800), fu iscritta nel Libri d'Oro napoletano. Nel XIII secolo i Carmignano possedevano vasti terreni e case fuori Porta di San Gennaro, nella zona detta delle Pigne, ed avevano un proprio Seggio chiamato Seggio di Porta S. Gennaro o dei Carmignano, uno dei sette minori inglobato successivamente al Sedile di Montagna. In detta zona fondarono, oltre al monumentale palazzo di famiglia, varie chiese tra le quali quella di Santa Maria dei Vergni, dove venivano sepolti i rappresentanti del casato. Il feudo di Fornelli, in Contado di Molise, in provincia di Isernia, uno dei tanti paesi di appartenenza alla Badia di San Vincenzo al Volturno, fu in possesso dei Pandone, dei Galluccio nel XVI secolo, dei Caracciolo nel 1649; fu acquistato dai Carmignano nel 1667 da Carlo Dentice delle Stelle; il titolo di marchese di Fornelli fu riconosciuto con Regio Decreto 21 maggio 1855 a Giulia Carmignano, figlia di Andrea e Marianna Tufarelli. Il feudo di Acquaviva d'Isernia pervenne ad Andrea Carmignano verso la metà del '700; in precedenza, per circa due secoli, appartenne alla famiglia Cantelmo, conti di Popoli. I titoli di marchese di Acquaviva e di Fornelli passarono in casa dè Medici di Ottajano a seguito di matrimonio tra il marchese Goffredo dè Medici (1862 † 1886) e Carmela Carmignano († 1880), marchesa di Acquaviva e di Fornello. Detti titoli passarono al loro unico figlio Alessandro dè Medici (n. Napoli, 1863) che morì senza eredi. Il paese, restituito alla Badia di San Vincenzo nel X secolo come feudo ecclesiastico, viene occupato a partire dal 1443 da famiglie nobiliari: i Pandone, i Galluccio, fino ai Caracciolo e ai Dentice. Nel 1855 il titolo marchesale viene riconosciuto ai Carmignano, attualmente il Palazzo che conserva in maniera pressoché integra la sua magnificenza appartiene alla famiglia Laurelli. Fornelli è entrato nella storia recente nell'ottobre del 1943, scrivendo le prime gloriose orologi replica pagine della Resistenza all'occupazione nazista nel Sud dell'Italia con l’eccidio di sei cittadini che pagarono l’opposizione ai soprusi dei militari tedeschi affrontando la morte per impiccagione. E’ stato insignito della Medaglia al Valor Militare nel 1973 a testimonianza imperitura del sacrificio dei "Martiri di Fornelli". Presso la Cappelletta situata a Castelcervaro, nel luogo dove avvenne l’eccidio, ogni anno, il 4 ottobre, i fornellesi ricordano il tragico avvenimento storico in una commovente cerimonia. Il primo documento scritto che testimonia l’esistenza di Fornelli risale al 981 d.C. Si tratta di una sentenza su un contenzioso tra i monaci dell’abazia di San Vincenzo al Volturno e alcuni coloni. Nel XII secolo i monaci cedono il territorio ai Normanni, che costruiscono una fortezza a pianta quadrata e ampliano le mura difensive, costruite in precedenza. Nel 1438 Francesco Pandone riesce ad accaparrarsi il feudo, che rimarrà di proprietà della sua famiglia fino al XVI secolo, quando Federico Pandone è costretto a cederlo al Demanio, per poter pagare tutti i suoi debiti. Da questo momento Fornelli passa nelle mani di diverse famiglie feudatarie, tra cui i Di Capua, i Caracciolo ed infine, nel 1667, i Carmignano. Questi ultimi avviano la ristrutturazione del Palazzo. La famiglia Carmignano nel 1744 ospita re Carlo III di Borbone ed ancora oggi le stanze dove ha soggiornato il sovrano sono conosciute come ‘alcova di Carlo III’. Nel 1832 i Carmignano vendono il feudo alla famiglia Laurelli, che restaura nuovamente il Palazzo ma non gode sempre del favore della cittadinanza. Nel 1943 un evento tristissimo sconvolge la storia di Fornelli: dopo l’armistizio della seconda guerra mondiale i soldati tedeschi iniziarono a saccheggiare il borgo molisano, un cittadino rifiutò di farsi derubare ed uccise un soldato tedesco. L’uomo era un fervente antifascista e aveva anche deposto la fascia da sindaco dopo il delitto Matteotti, per questo è stato costretto a subire una rappresaglia tedesca che si concluse con la sua impiccagione e quella di alcuni suoi compagni, mentre altri riuscirono a fuggire rubando una camionetta nemica. Durante le razzie tedesche i soldati incendiarono anche il castello, distruggendo il tetto e innumerevoli documenti, pezzi del mosaico storico di Fornelli che non potranno essere recuperati mai più. Una targa posta sul luogo dell’accaduto ricorda il triste evento e per questa vicenda nel 1971 il presidente della Repubblica Giovanni Leone ha insignito Fornelli della medaglia al valor militare nella guerra di liberazione. L’antico centro abitato di Fornelli sorgeva su un colle vicino e anche il palazzo Baronale e la chiesa madre di San Michele Arcangelo erano situate in una posizione strategica e difensiva. Per il Palazzo Baronale si possono individuare due fasi storiche: la prima fa riferimento ad una costruzione di epoca longobarda di cui si sono perse le tracce, la seconda lo vede cambiare aspetto ed ingentilirsi, grazie anche al duca Carmignano e ai suoi eredi che desideravano una residenza adatta al loro rango nobiliare. Il palazzo nel tempo è stato allungato verso le mura, fino a comprendere le torri angioine che sono state trasformate in colombaie. Questa è la ragione per cui la parte anteriore del palazzo è quella più recente, che nasconde e protegge la struttura antica. Nel 1832 la famiglia Carmignano vende il feudo di Fornelli ad Ippolito Laurelli, a cui si devono gli ultimi lavori di modifica che interessarono una sopraelevazione della struttura verso la chiesa matrice e la chiusura del cortile d’accesso al Palazzo, favorendo così l’entrata dalla cappella dell’Addolorata. Dal 1993 il Palazzo Baronale di Fornelli è stato sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza Archeologica per i Beni Artistici e Storici del Molise Si entra nel borgo di Fornelli dal suo ingresso principale: porta Carmignano, anche nota come porta Umberto I. La porta si apre in una delle torri della cinta muraria. Questa è composta da un corpo centrale, in posizione avanzata, e da due ali laterali simmetriche. Questa porta è titolata ai marchesi Carmignano che, per qualche secolo, abitarono nel castello del borgo. La cappella Laurelli è una piccola chiesetta che si affaccia direttamente sulla piazzetta Municipio. Nonostante le sue condizioni la facciano apparire piuttosto antica, risale in realtà all’Ottocento, quando venne costruita come piccola cappella della Madonna dell’Addolorata su volontà della famiglia Laurelli, allora proprietaria del castello confinante. Gli spazi interni della cappella Laurelli sono ad aula unica e illuminati dalle due finestre poste sul lato sinistro e da quella posta in facciata. La facciata è invece a capanna e di dimensioni leggermente superiori all’altezza della chiesa. Una piccola cornice anticipa la forma spiovente del tetto e si collega direttamente all’ingresso del castello, con cui forma un angolo di circa 90 gradi. Sia il portale d’ingresso alla cappella della Madonna dell’Addolorato che la finestre al piano rialzato sono dotate di un piccolo timpano e il loro profilo è delineato da una sottile struttura in pietra. All’interno di queste mura vi sono anche le sette torri risalenti al periodo normanno. Due delle sei torri sono congiunte al palazzo marchesale ed altre connesse alle abitazioni invece nel torrione principale si apre la porta di ingresso al borgo. Il palazzo marchesale è importante perché rappresenta il nucleo intorno al quale si è sviluppata la fortezza. Il palazzo è composta da una molteplicità di edifici. Esso si sviluppa su due livelli: un pianterreno adibito a fornaci e il piano superiore riservato alla nobiltà. Una parte di esso risulta più alta perché segue le linee della collina su cui è ubicata e quindi in quel determinato punto è più alta. Esternamente vi è un’altra ala che fu utilizzata per molto tempo come ufficio del Comune nonché è denominata “alcova di Carlo III” per ricordare che qui dimorò Carlo III di Borbone nel 1744».